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Categoria: PRESS

Capire la redditività della propria impresa e le leve che la determinano è di fondamentale importanza, sia come momento di autodiagnosi, sia come chiave per poter accedere ai finanziamenti dal sistema bancario, la cui preoccupazione principale è quella di prestare il proprio denaro a chi genera reddito (e sa anche tradurlo in “cassa”!). Le leve della redditività sono 4, tutte strettamente interconnesse, e derivano dalla scomposizione della nota formula dell’indicatore ROE (Return on Equity), che misura il rapporto tra l'utile (cioè quanto l'imprenditore ha guadagnato dall'impresa, pagate le tasse) e il patrimonio netto (cioè quanti soldi ha investito). Prescindendo dall’aspetto matematico, ma basandoci solo sul significato, possiamo definire così le 4 leve: Leva n. 1: l’impresa deve avere una buona redditività caratteristica. È un punto fondamentale, questa leva è rappresentata da un altro importante indicatore: il ROI (Return on Investment), dato dal rapporto tra il reddito operativo (EBIT, cioè quanto reddito produce l'azienda con la sua attività tipica) e il capitale investito (quanto denaro è stato speso per produrre quel reddito). Leva n. 2: l’impresa deve avere un margine economico positivo, vale a dire che il differenziale tra il rendimento dell'impresa (leva n. 1) e il costo del debito oneroso (il tasso di interesse praticato dalla banca) deve essere positivo e quanto maggiore possibile. Ovviamente il tasso di interesse praticato dalla banca sarà tanto più alto quanto maggiore è il “rischio” aziendale, che a sua volta è inversamente proporzionale alla redditività. Le prime 2 leve sono quindi intimamente collegate. Leva n. 3: quando il differenziale della leva n. 2 è positivo, la redditività aumenta con l’aumento del debito bancario. Infatti quando gli utili sono abbondantemente in grado di pagare gli interessi, l’impresa avrà convenienza a indebitarsi con le banche e a sfruttare pertanto la maggiore “leva finanziaria”. È ovvio che esiste un limite di convenienza a indebitarsi a titolo oneroso, superato il quale le prime 2 leve si ridurranno e l’impresa vedrà compromessa la propria redditività. Leva n. 4: è la leva del debito non oneroso (cioè che non costa in termini di interessi), che è quello non bancario, quale ad es. quello verso i fornitori, verso i dipendenti e verso lo Stato. Oggi purtroppo molte imprese preferiscono indebitarsi con Stato, dipendenti e fornitori, piuttosto che con le banche, e questo può condizionare la redditività. Ma questa leva dipende dalla n. 3 (quanto debito prendo dalla banca), che a sua volta dipende dalla n. 2 (il margine tra i tassi) che dipende infine dalla n. 1 (quanto rende l'impresa). Tutte le leve, quindi, sono strettamente collegate. Rivedere l’indicatore ROE scomponendolo in base alla formula c.d. “additiva” per evidenziare l’entità delle 4 leve può essere l’occasione per un proficuo spunto di riflessione.
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Nonostante le difficoltà economiche e finanziarie dovute al perdurare della crisi in atto ormai da diversi anni, gli atteggiamenti delle PMI nei confronti del sistema bancario sono rimasti sostanzialmente immutati. La scarsa collaborazione e l’insufficiente trasparenza nei confronti degli istituti di credito, che prima della crisi potevano essere tollerate nella consapevolezza che, nella quasi totalità dei casi, il prestito concesso sarebbe comunque stato onorato, ora non sono più ammissibili, dal momento che il clima di sfiducia generale (e più in particolare quello del sistema creditizio) tende a sovrastimare i rischi di insolvenza, mentre al contempo le norme prudenziali vigenti impongono vincoli sempre più rigidi alle politiche di espansione del credito. In questo contesto è necessario che l’impresa dimostri la propria affidabilità e la capacità di riprendersi in caso di difficoltà temporanee; occorre quindi che gli elementi portati dall’impresa stessa a sostegno del proprio merito creditizio siano concreti e convincenti, cioè in grado di dimostrare la continuità aziendale oltre il periodo di crisi. È quindi fondamentale che, prima di rivolgersi al sistema bancario o ad altre fonti finanziarie per la copertura del fabbisogno, l’impresa, dopo aver pianificato l’uscita dalla crisi sia sotto l’aspetto economico che finanziario, dimostri la validità del piano stesso e la sua probabilità di riuscita mediante un idoneo documento esplicativo, il business plan. In questo scenario è opportuno che le PMI prendano consapevolezza dell’importanza del rating bancario, inteso non solo come metodologia che permette alla banca di elaborare le diverse informazioni quantitative (bilancio e business plan), qualitative (natura e tipo di business) e andamentali (comportamento nei confronti delle banche), relative ad un’impresa e finalizzate al raggiungimento di valutazioni sintetiche rappresentative della rischiosità della perdita, ma inteso anche come importante occasione per migliorare la gestione aziendale interna, condizione essenziale per il miglioramento della performance aziendale. Le PMI, pertanto, dovrebbero impiegare parte delle loro energie per autovalutarsi e cercare di determinare il proprio rating, cosicché le imprese che appartengono alla fascia della “vulnerabilità” dovrebbero seriamente pensare di ripianificare il proprio business, a meno che non abbiano fondati motivi di ritenere che il proprio mercato di riferimento sia in difficoltà solo temporanee e prossimo alla ripresa. - di Federico Ambrosi
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Seppure con un sensibile ritardo rispetto ai numerosi Paesi europei come Gran Bretagna, Francia, Belgio, Spagna e Paesi Bassi, anche l’Italia ha introdotto il “Patent Box”, un articolato sistema di tassazione agevolata su base opzionale per tutti quei redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico e giuridicamente tutelabili. Criterio base per l’accesso a tale regime opzionale, che è applicabile a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, che siano persone fisiche o società, è che l’impresa svolga un’attività di ricerca e sviluppo finalizzata alla produzione di beni agevolabili direttamente o tramite contratti di ricerca stipulati con altre società, Università, enti di ricerca e organismi equiparati. Il regine agevolato prevede una parziale detassazione progressiva, pari al 30% nel 2015, al 40% nel 2016 e al 50% nel 2017, dei redditi derivanti dall’utilizzo sia diretto che indiretto di tali beni immateriali. Il credito d’imposta così originatosi è escluso dalla formazione della base imponibile sia ai fini delle imposte sul reddito sia ai fini IRAP, ed è utilizzabile in compensazione a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di realizzazione dell’investimento. Quantificare l’agevolazione è piuttosto complesso; volendo semplificare si considera la quota di reddito derivante dall’utilizzo del bene immateriale corrispondente al rapporto tra i costi di ricerca e sviluppo riferibili al bene immateriale e i costi complessivi sostenuti per produrre il bene stesso. Il regime del Patent Box ha l’evidente obiettivo di rendere il mercato italiano maggiormente attrattivo per gli investimenti nazionali ed esteri di lungo termine, tutelando al contempo la base imponibile italiana, in quanto incentiva la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero da imprese italiane o estere, incentiva il mantenimento dei beni immateriali in Italia evitandone la ricollocazione all’estero e favorisce l’investimento in attività di ricerca e sviluppo. - di Daniele Cherubini
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