Negli ultimi anni, la prevenzione della crisi d’impresa è diventata uno dei temi più sensibili per aziende, professionisti e istituzioni. Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 136/2024, noto come “Correttivo ter”, anche il revisore legale entra a pieno titolo tra i protagonisti della tutela della continuità aziendale.
Fino a poco tempo fa, il revisore aveva un ruolo prevalentemente tecnico: verificare i conti e certificare il bilancio. Oggi, invece, è chiamato non solo a controllare, ma anche a prevenire, segnalando situazioni che potrebbero evolversi in crisi o insolvenza.
Un nuovo equilibrio tra vigilanza e collaborazione
Il “Correttivo ter” ha esteso al revisore legale l’obbligo di segnalare tempestivamente quando emergono evidenze di crisi. Non si tratta di anticipare difficoltà temporanee o semplici disfunzioni gestionali, ma di riconoscere veri e propri segnali di squilibrio finanziario, come:
- l’incapacità di far fronte ai pagamenti nei dodici mesi successivi,
- debiti verso dipendenti o fornitori scaduti da tempo,
- esposizioni bancarie fuori controllo,
- oppure assetti organizzativi e amministrativi non adeguati.
In questi casi, il revisore ha 60 giorni di tempo per avviare una segnalazione formale, scritta e motivata, da inviare agli amministratori. Lo scopo non è “punire” l’impresa, ma stimolare un intervento immediato e costruttivo, magari attraverso un piano di risanamento o una riorganizzazione interna.
Revisore legale e organo di controllo: ruoli diversi ma complementari
Un aspetto fondamentale introdotto dalla riforma è la collaborazione tra il revisore legale e l’organo di controllo (come il collegio sindacale).
Il revisore, infatti, non partecipa alla gestione e non prende decisioni operative: il suo compito resta quello di verificare, documentare e segnalare. Il collegio sindacale, invece, può intervenire direttamente per promuovere assemblee, denunciare irregolarità o sollecitare azioni di risanamento.
Solo da una sinergia equilibrata tra questi due ruoli può nascere una vigilanza davvero efficace.
Quando mancano le informazioni
In alcune realtà, specie nelle PMI, il revisore può trovarsi solo, senza un organo di controllo interno. In questi casi, la legge lo invita a essere ancora più prudente e rigoroso: deve richiedere formalmente le informazioni necessarie, documentare ogni passaggio e, se non riceve collaborazione, valutare la possibilità di segnalare l’inadeguatezza degli assetti aziendali o persino di dimettersi dall’incarico. Una scelta difficile, ma indispensabile per mantenere la propria indipendenza e garantire la trasparenza del sistema. In un contesto economico incerto e in rapido cambiamento, la prevenzione della crisi non è solo un obbligo di legge: è una responsabilità condivisa che coinvolge amministratori, sindaci, revisori e consulenti.
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Autrice:
Martina Cecchini


